Guida pratica

Quanto sodio aggiunge l’addolcitore all’acqua e come calcolarlo

Un addolcitore a scambio ionico aggiunge all’acqua circa 4,6 mg/L di sodio per ogni grado francese di durezza rimosso: il sodio nell’acqua addolcita dipende quindi dalla durezza tolta davvero, non da quanto sale c’è nel tino. Un calcolo ti orienta; quando però il numero pesa per la salute o per un contratto, tra durezza, miscelazione e composizione dell’acqua serve un’analisi.

Perché l’acqua addolcita contiene più sodio?

L’acqua addolcita contiene più sodio perché la resina in forma sodica lavora per scambio ionico: trattiene gli ioni di calcio e magnesio e al loro posto rilascia ioni sodio.

Il cloruro di sodio che consuma in rigenerazione, invece, non finisce nell’acqua che bevi. Serve a ricaricare la resina e poi esce dallo scarico.

Contare i sacchi di sale per l’addolcitore usati ti dice quanto l’apparecchio è efficiente e quanto ti costa, ma non quanti milligrammi di sodio ci sono in un litro d’acqua trattata.

Una formula orientativa, non un referto

La stechiometria dello scambio ionico porta a una stima di circa 4,6 mg/L di sodio aggiunto per ogni grado francese di durezza rimosso. Il conto è questo: un grado francese vale 10 mg/L espressi come carbonato di calcio, cioè 0,2 milliequivalenti, e per sostituirli servono in teoria 0,2 milliequivalenti di sodio, circa 4,6 mg/L. Se l’acqua scende da 30 °f a 10 °f hai tolto 20 °f, quindi l’aumento teorico è intorno ai 92 mg/L. A questo va aggiunto il sodio che l’acqua aveva già in ingresso.

Va bene per una prima valutazione, ma non descrive alla perfezione composizione, miscelazione, regolazioni e variabilità della rete: per indicare il valore finale serve una misura fatta con il metodo giusto.

Esempio con durezza residua diversa

Durezza iniziale Durezza finale Durezza rimossa Sodio aggiunto stimato
30 °f 0 °f 30 °f circa 138 mg/L
30 °f 10 °f 20 °f circa 92 mg/L
30 °f 15 °f 15 °f circa 69 mg/L

Nella tabella manca il sodio di partenza, e non si tratta di analisi. Si vede però bene quanto cambia tra azzerare la durezza e lasciarne una parte: se vuoi intervenire su quel valore, la guida su come regolare la durezza residua spiega la valvola di miscelazione.

Come ottenere un dato utilizzabile

  1. Preleva un campione a monte e uno a valle, nelle stesse condizioni.
  2. Segnati durezza (qui ti aiuta la guida su come misurare la durezza), punto di prelievo e quanto tempo è passato dalla rigenerazione.
  3. Per il sodio rivolgiti a un laboratorio o usa un metodo adatto: il misuratore TDS non distingue questo ione.
  4. Confronta il risultato con il valore di parametro applicabile e con le eventuali indicazioni del medico.

Se la rete cambia miscela o la regolazione dell’addolcitore viene modificata, un solo campione può non rappresentare tutto l’anno.

Sale sodico e cloruro di potassio

In alcuni sistemi il cloruro di potassio è ammesso come rigenerante, ma non è un sostituto da adottare in automatico. Cambiano dose, costo, efficienza e la composizione dell’acqua che esce. Se devi tenere sotto controllo il potassio o prendi farmaci che ne influenzano l’equilibrio, non considerarlo una scelta “salutare” valida per tutti.

La compatibilità e la nuova programmazione le devono confermare manuale e installatore. Passare da un rigenerante all’altro è una modifica tecnica, con effetti anche sui consumi dell’addolcitore, non una questione di marca.

Quanto sodio si assume bevendo acqua addolcita?

Il sodio assunto con l’acqua addolcita si stima moltiplicando la concentrazione finale in mg/L per i litri bevuti o usati in cucina: con 120 mg/L e 1,5 litri bevuti sono 180 mg di sodio.

I mg/L sono una concentrazione, non la quantità che assumi, e quel risultato va poi letto insieme alla tua alimentazione e alle indicazioni personali. Non va preso come soglia valida per tutti.

Il punto di partenza è sempre il valore finale, cioè il sodio già presente a monte più quello aggiunto dallo scambio. Se la rete distribuisce 25 mg/L e il trattamento ne aggiunge in teoria 92, la stima sale a 117 mg/L. Una valvola di miscelazione, le variazioni stagionali o una durezza effettiva diversa da quella prevista possono spostare il risultato. Quando il numero conta, quindi, il campione si preleva con l’impianto stabilizzato. Chi deve fare attenzione lo spiega la guida su bere acqua addolcita.

Perché il misuratore TDS non misura il sodio?

Un misuratore TDS non misura il sodio perché, come tutti i piccoli misuratori di conducibilità, stima le sostanze ioniche disciolte insieme, senza separare sodio, calcio o magnesio. Dopo lo scambio ionico il valore può restare quasi uguale anche se il reagente mostra un calo netto della durezza.

Un TDS simile prima e dopo non vuol dire che l’addolcitore sia guasto. E un valore basso non ti dice nulla sul sodio.

Domande frequenti

Lasciare un po’ di durezza riduce il sodio?

Sì. Il sodio aggiunto da un addolcitore cresce con la durezza rimossa, quindi lasciare una durezza residua con la valvola di miscelazione lo riduce. Partendo da 30 °f, fermarsi a 15 °f invece che a 0 °f porta la stima da circa 138 a circa 69 mg/L, senza contare il sodio già presente in rete.

Il cloruro di potassio risolve il problema del sodio?

Il cloruro di potassio è ammesso come rigenerante solo in alcuni sistemi e cambia dose, costo, efficienza e composizione dell’acqua in uscita. Non è una scelta salutare valida per tutti, soprattutto se devi tenere sotto controllo il potassio o prendi farmaci che ne influenzano l’equilibrio; la compatibilità la confermano manuale e installatore.

Come si misura il sodio nell’acqua addolcita?

Il sodio nell’acqua addolcita si misura con un’analisi di laboratorio o un metodo adatto a questo ione, su due campioni prelevati a monte e a valle nelle stesse condizioni. Il misuratore TDS somma tutti gli ioni e il kit per la durezza guarda solo calcio e magnesio, quindi nessuno dei due dà il sodio.

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