Annaffi i gerani del balcone con l’acqua dell’addolcitore e le punte delle foglie cominciano a seccare.
Usare acqua addolcita per le piante ogni tanto non le rovina; se però la usi regolarmente per irrigare, il sodio può accumularsi nel terreno. Il rischio sale con i vasi, con i terreni che drenano poco e nei periodi in cui piove poco; per il giardino, nella maggior parte dei casi, la scelta più sensata è un rubinetto esterno collegato prima dell’addolcitore.
L’acqua addolcita è acqua in cui le resine a scambio ionico hanno sostituito gran parte del calcio e del magnesio con sodio.
Perché l’acqua addolcita può far male alle piante?
L’acqua addolcita può danneggiare le piante perché lo scambio ionico delle resine aggiunge sodio, che con annaffiature regolari si accumula nel terreno. Annaffiando sempre con quell’acqua, il sodio può accumularsi e cambiare la struttura del terreno, la disponibilità d’acqua per le radici e la reazione delle specie più delicate. Conta la somma di concentrazione, volume e tempo, non la singola annaffiatura.
Sapere che l’acqua è “dolce” dice poco: ti servono almeno sodio, salinità, drenaggio e caratteristiche della pianta.
Le piante in vaso sono più a rischio di quelle in piena terra?
Le piante in vaso sono in genere più esposte all’acqua addolcita, perché hanno poco substrato e i sali portati da ogni annaffiatura hanno poche vie d’uscita. Un sottovaso sempre pieno e un drenaggio scarso peggiorano le cose, mentre una bella pioggia può lavare via parte dei sali nei vasi lasciati all’aperto.
In piena terra entrano in gioco tessitura, precipitazioni, profondità delle radici e qualità complessiva dell’acqua. Un terreno argilloso sodico può perdere struttura e lasciar infiltrare peggio l’acqua; un suolo che drena bene si comporta in un altro modo.
Un numero di annaffiature “sicuro” per tutte le piante non esiste: specie, clima e terreno cambiano il rischio. Per piante delicate o collezioni di valore ti consiglio una linea non trattata, acqua piovana ben raccolta o una miscela studiata sulla base dell’analisi. Correggere a caso con i fertilizzanti è l’errore tipico.
Segnali da non attribuire automaticamente all’acqua
Punte bruciate, foglie gialle e crescita stentata possono dipendere da un eccesso di sali, ma anche da annaffiature sbagliate, concime, radici rovinate o malattie. Prima di stravolgere tutto, confronta piante bagnate con fonti diverse e guarda il drenaggio.
Anche la crosticina bianca sul terriccio può venire dai sali dell’acqua oppure dal fertilizzante. Un’analisi del substrato vale più di una diagnosi su foto.
Soluzioni pratiche per la casa
- Quando le tubazioni lo permettono, collega rubinetti esterni e impianto di irrigazione a monte dell’addolcitore.
- Per poche piante usa acqua piovana raccolta come si deve oppure acqua non trattata.
- Non mettere e togliere il bypass di continuo se non sai quali utenze alimenta.
- Se hai solo acqua addolcita, chiedi un’analisi e il parere di un agronomo per le specie sensibili.
Se invece hai gocciolatori intasati o ugelli che spruzzano storto, la guida al calcare nell’irrigazione e nei nebulizzatori ti aiuta a separare i depositi minerali dalle altre cause di ostruzione.
Conviene addolcire l’acqua dell’irrigazione?
Addolcire l’acqua dell’irrigazione di solito non conviene: ogni litro mandato in giardino consuma capacità delle resine, così l’apparecchio arriva prima alla rigenerazione e usa più acqua di lavaggio e più sale. Il vantaggio anticalcare sulle piante, di solito, pesa molto meno di quello su caldaia, scambiatori ed elettrodomestici.
Togliere dal circuito le grandi utenze esterne può quindi ridurre la taglia dell’apparecchio e i costi annui, senza perdere la protezione in casa.
Come mettere per iscritto la scelta
Al sopralluogo indica la portata dell’irrigazione, in che mesi la usi e dove sono i rubinetti esterni. Chiedi che lo schema separi chiaramente linee trattate e linee escluse. Se il giardino è già collegato a valle, valuta con l’installatore un ramo separato fisso invece di manovre ogni giorno.
Finita la posa, metti un’etichetta sulle valvole: così nessuna manutenzione futura riporterà per sbaglio l’irrigazione sulla linea addolcita.
Come leggere un’analisi per l’irrigazione
Il sodio da solo non dice come si comporterà l’acqua sul terreno. Nelle analisi agronomiche si guardano anche conducibilità, calcio, magnesio, bicarbonati e rapporto di adsorbimento del sodio. Un valore che sembra basso può dare problemi se salinità, drenaggio o tessitura sono sfavorevoli.
Per il giardino di casa ti basta sapere che il test della durezza non risponde alla domanda sull’irrigazione.
Se vedi croste in superficie, acqua che penetra lentamente, bordi delle foglie bruciati o crescita debole, non aumentare d’istinto acqua e concime. Confronta prima la fonte usata, controlla il foro di drenaggio dei vasi e valuta un’analisi.
Per predisporre per tempo le linee dell’impianto e dimensionare l’addolcitore senza l’irrigazione, parti da queste due guide; su consumi di sale e acqua e sul sodio nell’acqua addolcita trovi i calcoli.
Domande frequenti
Si può annaffiare l’orto con acqua addolcita?
Per l’orto vale lo stesso discorso del giardino: un’annaffiatura occasionale con acqua addolcita non crea problemi, mentre irrigare sempre così può accumulare sodio nel terreno, soprattutto se drena poco o piove poco. La soluzione più semplice resta un rubinetto esterno collegato prima dell’addolcitore.
Per le piante in casa è meglio l’acqua piovana o quella addolcita?
Per poche piante in vaso o per specie delicate, l’acqua piovana raccolta bene è preferibile all’acqua addolcita, perché non contiene il sodio aggiunto dallo scambio ionico. In alternativa va bene l’acqua non trattata, presa da un rubinetto a monte dell’addolcitore.
Si può usare il bypass dell’addolcitore per annaffiare il giardino?
Il bypass dell’addolcitore esclude il trattamento, ma aprirlo e chiuderlo a ogni annaffiatura è scomodo e rischioso se non sai quali utenze alimenta. Molto meglio un ramo separato fisso per rubinetti esterni e irrigazione, con le valvole etichettate.